• Erika

Ho aperto partita IVA


Sì, avete capito bene: l'ho fatto.

Forse nemmeno io me ne rendo ancora del tutto conto, ma ho fatto il grande passo (lavorativamente parlando eh, sposarmi mi son già sposata nel 2013) : ho aperto la partita IVA.

Dirvi cosa provo in questo momento è abbastanza difficile perché è un misto di eccitazione e paura nera: un momento mi sento come se potessi spaccare il mondo con la sola forza di una mano, e cinque minuti dopo mi cala addosso il panico più totale e mi chiedo cosa sto facendo e perché.

Era da tempo che pensavo a questa possibilità e quando ne parlavo spesso venivo presa per matta, redarguita con frasi del tipo "Non è il momento giusto", "in Italia le tasse sono da strozzinaggio", "non ci starai mai dentro", "non ce la puoi fare", "è da incoscienti" e, per finire, la mia preferita: "E' IMPOSSIBILE!".

Ok.

Allora.

A partire dal presupposto che senza un minimo di incoscienza nessuno combinerebbe mai un fico secco e si rimarrebbe tutti quanti dei mediocri ben piazzati nelle proprie comfort zone, e che con la scusa che è IMPOSSIBILE nessuno farebbe mai un cavolo di niente, sono d'accordo sul fatto che in Italia i regimi fiscali non siano dei migliori ed è giusto tenerne conto ed agire di conseguenza. E le strade sono due: a) prendi e te ne vai a vivere all'estero, b) ti rendi conto che la tua vita, per vari motivi, la vivrai in questo maledetto/benedetto paese e decidi di giocare con le carte che hai in mano.

E per quanto mi riguarda va così: valuti la situazione e capisci che ti poteva andare anche peggio perché non sei giovane ma nemmeno troppo vecchia, non sei stupida, hai un marito che ti appoggia al 100%, impari in fretta. (l'ultima è una balla, ma sei caparbia e se ti metti in testa di imparare una cosa poi alla fine la spunti tu) e così decidi di buttarti e che sia quel che sia, se dovrai tornare a fare una vita che non ti rispecchia, lo farai, ma solo dopo aver tentato di spiccare il volo e non esserci riuscita.

Quello che voglio dire è che non è stata una decisione presa in una notte. Il punto è che rimanere nella categoria di chi cuce per hobby non mi andava più bene. Quando ho capito che questa attività poteva darmi da mangiare, che era la vita che mi auguravo di poter fare, che non volevo cercare un altro lavoro ma concentrarmi su questo, mi sono detta che esigevo la mia qualifica. Ci sono moltissime difficoltà e moltissimi "contro" e cioè un sacco di burocrazia, soldi da spendere, tasse da pagare e chi più ne ha più ne metta, ma ci sono anche tanti aspetti positivi che sono prima di tutto il potermi definire ARTIGIANA a testa alta, di poter dire che QUESTO E' IL MIO LAVORO: ci pago le tasse, posso dire quello che voglio. E posso anche FARE TUTTO QUELLO CHE VOGLIO, come aprire un sito mio di e-commerce se mi va, vendere ai negozi, fare pubblicità apertamente a destra e a manca, organizzare eventi... le possibilità sono infinite. E sono tutte opportunità che possono portare prestigio. Ed io avevo bisogno di tutto questo. Perché diciamoci la verità, quando mi chiedevano che cosa facevo "adesso", c'era sempre una sorta di imbarazzo... "lavoro a casaaaa..." biascicavo. E' chiaro che non è che ti puoi definire in alcun modo, è chiaro che non puoi dire con fermezza che è il tuo lavoro. Quale lavoro? E dove sta scritto? Adesso invece sì. Adesso SONO ARTIGIANA, cazzarola, e te lo posso argomentare. (E' successo l'altro giorno "AAAAAA ma sai anche cucire?" "No, non so ANCHE CUCIRE, è il mio lavoro, ho la partita IVA". Messaggio ricevuto, fine della discussione).

E se arrivati a questo punto qualcuno si sta chiedendo se l'ho aperta avendo già "i numeri" per starci dentro con le spese... beh vi dirò che no, ancora non li ho. Ma ho deciso di partire comunque per il semplice fatto che sono fermamente convinta che mettermi in regola mi aprirà una valanga di opportunità che è preclusa a chi resta in nero. E poi perché se uno sta ad aspettare che tutto sia PERFETTAMENTE PERFETTO, non parte mai perché si sa, le magagne ci sono sempre.

E ho deciso di investire su me stessa al 100% spendendo tempo e denaro in formazione - vedi C+B Academy e il nuovo corso sul Personal Branding di Gioia Gottini - e, udite udite, rifiutando un'offerta di lavoro per quello che sarebbe stato il terzo anno consecutivo in un magazzino di testi scolastici. Uno stagionale davvero ben pagato e che mi piace, dove mi sono sempre trovata benissimo, ma che non mi avrebbe permesso di dedicare nemmeno un'ora a settimana alla mia attività. Con molto dispiacere e un po' di magone... ho detto no.

Probabilmente c'è chi mi sta già mentalmente dando dell'illusa, o della pazza proprio, ma voglio dirvi una cosa: andrà come andrà, bene, male, chi lo sa, ma per quanto mi riguarda IO HO GIA' VINTO.

Se poi le cose ingraneranno, come mi auguro, tanto meglio. Ma io sarò comunque contenta di me.

Amore per la propria professione significa praticarla con passione, e significa anche scendere in pista giocando secondo le regole.

Ci sto mettendo tutto quello che posso, di me. E spero che questo sia chiaro.

Concludo ringraziandovi per l'immenso supporto che mi date sempre, oggi è proprio uno di quei giorni in cui VI VOGLIO BENE ATTUTTI.

Erika

PS: a breve partirà il mio progetto di crowdfunding su eppela, ,restate sintonizzati perché avrò bisogno di voi!

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